Non so quanti se lo ricordino ancora, ma nell’ultimo quarto del Novecento, nell’epoca degli antibiotici, delle missioni Apollo, dei primi calcolatori elettronici, a Napoli ci fu un’epidemia di colera.
Un ultimo rigurgito di Ottocento che lambì il Golfo nella lontana estate del ’73.
Miliardi di vibrioni che, dopo aver viaggiato dal sud-est asiatico a Torre del Greco nelle viscere di qualche marittimo, finirono nelle fogne campane e di lì nelle saporitissime cozze del Golfo.
Il colera scoppiò il 28 agosto e l’epidemia fu dichiarata conclusa dall’OMS solo a fine ottobre. 24 morti, centinaia di ricoveri.

Settembre 1973: Napoletani in fila per sottoporsi alla vaccinazione anticolerica
Al tempo del colera io non ero a Napoli. Ero in Calabria, in vacanza (allora si diceva “in villeggiatura”) nel paese di origine di mia madre.
Ricordo che, sentita la notizia al telegiornale, i miei avevano l’espressione di coloni olandesi rimasti isolati nelle foreste del Borneo. Io invece ero felice, perché avevo capito – nella mia incoscienza di quindicenne – che quell’anno, nel tentativo di sfuggire al vibrione assassino, le vacanze avrebbero avuto un insperato supplemento.
E dire che già di norma duravano almeno un mese. I miei non avrebbero mai affrontato il viaggio per una solo settimana. Il mordi e fuggi, le vacanze concentrate come il brodo Star sarebbero state considerate una cosa da dementi.
Oltre tutto, soffrivamo di auto-lag e i primi quattro o cinque giorni servivano “per rimettersi dal viaggio”.
Ci si muoveva, quindi, per almeno quattro settimane di dolce far niente.
Tanto alla fine tra spese di viaggio, sussistenza, regalini, cartoline ed altro, credo che papà spendesse più o meno la cifra che io do ai benzinai per riempire il serbatoio senza fondo della mia macchina per il solo viaggio di andata.
Al tempo del colera, invece, noi eravamo frugali.
Costume griffato? E cos’è?
Infradito con suola ad impatto differenziato e controspinta dinamica? Macché. Il regolamento prevedeva sandali francescani.
Lettini da spiaggia? Mah... al massimo, volendo fare una cosa di un lusso furibondo, sedia a sdraio di legno con telo in canapa, di quelle che se volevano trattarti bene ti facevano il sedere rosso come un peperone maturo e bugnato come un pannello fonoassorbente. E se invece volevano farti un dispettuccio, si chiudevano all’improvviso, maciullandoti gli zebedei.
Ricordo che, sentita la notizia al telegiornale, i miei avevano l’espressione di coloni olandesi rimasti isolati nelle foreste del Borneo. Io invece ero felice, perché avevo capito – nella mia incoscienza di quindicenne – che quell’anno, nel tentativo di sfuggire al vibrione assassino, le vacanze avrebbero avuto un insperato supplemento.
E dire che già di norma duravano almeno un mese. I miei non avrebbero mai affrontato il viaggio per una solo settimana. Il mordi e fuggi, le vacanze concentrate come il brodo Star sarebbero state considerate una cosa da dementi.
Oltre tutto, soffrivamo di auto-lag e i primi quattro o cinque giorni servivano “per rimettersi dal viaggio”.
Ci si muoveva, quindi, per almeno quattro settimane di dolce far niente.
Tanto alla fine tra spese di viaggio, sussistenza, regalini, cartoline ed altro, credo che papà spendesse più o meno la cifra che io do ai benzinai per riempire il serbatoio senza fondo della mia macchina per il solo viaggio di andata.
Al tempo del colera, invece, noi eravamo frugali.
Costume griffato? E cos’è?
Infradito con suola ad impatto differenziato e controspinta dinamica? Macché. Il regolamento prevedeva sandali francescani.
Lettini da spiaggia? Mah... al massimo, volendo fare una cosa di un lusso furibondo, sedia a sdraio di legno con telo in canapa, di quelle che se volevano trattarti bene ti facevano il sedere rosso come un peperone maturo e bugnato come un pannello fonoassorbente. E se invece volevano farti un dispettuccio, si chiudevano all’improvviso, maciullandoti gli zebedei.

In spiaggia. Inizio anni ’70
Gli ombrelloni, poi, mica ti aspettavano già piantati nella sabbia e stupidamente allineati in file regolari ... No, l’ombrellone lo portava da casa il capofamiglia, curvo sotto il sole di agosto come diretto al Calvario. Al massimo a metà percorso uno dei figli, come Simone di Cirene, lo liberava per un breve tratto dal fardello, portando al suo posto l’orrendo cilicio.
Insomma, andare al mare al tempo del colera non era uno scherzo, e non c’era nulla da ridere. Anzi, per lunghissimi anni, ho avuto l’impressione che fosse più che altro un atto medico.
“Siediti qui, che respiri lo iodio” (concetto del tutto privo di presupposti scientifici). “Il primo giorno, nell’acqua al massimo cinque minuti” (evidentemente erano convinti che solo col tempo la cute si impermeabilizzasse). “Non buttarti, che non sono passate tre ore dalla colazione” (idem, se non in caso di cenone di Capodanno). “Asciugati, che prendi la polmonite” (con 50 gradi all’ombra?).”Siediti e metti le spalle al sole, che ti asciuga il catarro” (e che ero, un fumatore ottantenne?).
Oltre tutto, i miei ritenevano che al mare ci si dovesse andare prestino. All’alba.
Io li vedo i ragazzi di oggi. Al mare ci vanno a mezzogiorno, quando va bene, perché devono dormire. D’altra parte, se papà fosse ancora vivo, nel momento in cui si alzerebbe per andare al mare li vedrebbe rientrare dall’uscita serale del giorno prima.
A me invece mi svegliavano che era ancora buio, come se dovessimo andare a pescare a strascico.
C’era, peraltro, il problema logistico del trasporto salmerie. Sì, perché al tempo del colera le famiglie avevano al seguito, oltre all’ombrellone, le stuoie, il canotto, le sedie a sdraio e la dotazione di asciugamani di un mese del Grand Hotel Hilton, anche una quantità di acqua (non minerale, acqua della fontana) sufficiente a far resistere nel deserto per un paio di settimane due battaglioni della Legione Straniera.
E dal momento che, diversamente dai legionari, noi non avevamo cammelli per attraversare la spiaggia, ne derivava che si portava tutto a spalla.
Finalmente, verso l’una, dopo aver respirato sufficiente iodio e preso radiazioni ultraviolette a volontà (le creme protettive solari non le avevano ancora inventate, ed anche se fossero state disponibili sarebbero state considerate inutili e finanche cretine) si levava il campo, si affardellavano le truppe e si ripartiva per ripercorrere i 700-800 metri che ci separavano dall’auto, che nel frattempo si era trasformata in un forno crematorio.
All’epoca l’aria condizionata in macchina ce l’aveva forse solo il Sultano del Brunei, per cui si andava avanti a finestrino aperto, ottenendo quel che potremmo definire un “effetto Mercurio”, nel senso che la metà del viso esposta al finestrino praticamente ghiacciava, mentre la metà dal lato dell’abitacolo arrostiva allegramente come su una graticola.
A casa, pranzo semplice ma rigorosamente ipercalorico, e quindi riposino obbligato (come il violino nella Messa di Beethoven).
Io aspettavo che tutti dormissero per tagliare la corda ed andare a giocare a pallone o a tirare alle lucertole con la fionda (non eravamo esattamente degli animalisti, ma in noi c’era molto più Australopiteco rispetto ai ragazzi di oggi, che contengono invece molto più Justine Bieber).
Rientro, cena (forse con un cicinin di kilocalorie in meno), passeggiata con Camillino obbligato (ad almeno tre ore dalla cena) e infine ninna.
Insomma, andare al mare al tempo del colera non era uno scherzo, e non c’era nulla da ridere. Anzi, per lunghissimi anni, ho avuto l’impressione che fosse più che altro un atto medico.
“Siediti qui, che respiri lo iodio” (concetto del tutto privo di presupposti scientifici). “Il primo giorno, nell’acqua al massimo cinque minuti” (evidentemente erano convinti che solo col tempo la cute si impermeabilizzasse). “Non buttarti, che non sono passate tre ore dalla colazione” (idem, se non in caso di cenone di Capodanno). “Asciugati, che prendi la polmonite” (con 50 gradi all’ombra?).”Siediti e metti le spalle al sole, che ti asciuga il catarro” (e che ero, un fumatore ottantenne?).
Oltre tutto, i miei ritenevano che al mare ci si dovesse andare prestino. All’alba.
Io li vedo i ragazzi di oggi. Al mare ci vanno a mezzogiorno, quando va bene, perché devono dormire. D’altra parte, se papà fosse ancora vivo, nel momento in cui si alzerebbe per andare al mare li vedrebbe rientrare dall’uscita serale del giorno prima.
A me invece mi svegliavano che era ancora buio, come se dovessimo andare a pescare a strascico.
C’era, peraltro, il problema logistico del trasporto salmerie. Sì, perché al tempo del colera le famiglie avevano al seguito, oltre all’ombrellone, le stuoie, il canotto, le sedie a sdraio e la dotazione di asciugamani di un mese del Grand Hotel Hilton, anche una quantità di acqua (non minerale, acqua della fontana) sufficiente a far resistere nel deserto per un paio di settimane due battaglioni della Legione Straniera.
E dal momento che, diversamente dai legionari, noi non avevamo cammelli per attraversare la spiaggia, ne derivava che si portava tutto a spalla.
Finalmente, verso l’una, dopo aver respirato sufficiente iodio e preso radiazioni ultraviolette a volontà (le creme protettive solari non le avevano ancora inventate, ed anche se fossero state disponibili sarebbero state considerate inutili e finanche cretine) si levava il campo, si affardellavano le truppe e si ripartiva per ripercorrere i 700-800 metri che ci separavano dall’auto, che nel frattempo si era trasformata in un forno crematorio.
All’epoca l’aria condizionata in macchina ce l’aveva forse solo il Sultano del Brunei, per cui si andava avanti a finestrino aperto, ottenendo quel che potremmo definire un “effetto Mercurio”, nel senso che la metà del viso esposta al finestrino praticamente ghiacciava, mentre la metà dal lato dell’abitacolo arrostiva allegramente come su una graticola.
A casa, pranzo semplice ma rigorosamente ipercalorico, e quindi riposino obbligato (come il violino nella Messa di Beethoven).
Io aspettavo che tutti dormissero per tagliare la corda ed andare a giocare a pallone o a tirare alle lucertole con la fionda (non eravamo esattamente degli animalisti, ma in noi c’era molto più Australopiteco rispetto ai ragazzi di oggi, che contengono invece molto più Justine Bieber).
Rientro, cena (forse con un cicinin di kilocalorie in meno), passeggiata con Camillino obbligato (ad almeno tre ore dalla cena) e infine ninna.

1966. Il mitico Camillino Eldorado. Testimonial è Cocco Bill, personaggio del fumettista Benito Jacovitti
Beh, ripensandoci, raccontata così c’è da chiedersi com’è che non siamo diventati tutti degli psicopatici.
Eppure se ripenso ai quei giorni, provo una struggente nostalgia e ricordo distintamente quanto mi sentissi felice.
Quello stile di vita, quindi, non era è fallimentare, né vessatorio come potrebbe sembrare.
Perché? Ci ho molto pensato, da quando l’ultimo diario di Federica Pudva mi ha ispirato a scrivere questo.
Credo fossimo felici per due motivi fondamentali.
Primo, perché avevamo l’inebriante sensazione di non essere obbligati a far niente. Né sentivamo di dover dimostrare alcunché a chicchessia. Vivevamo anzi in un mondo tutto sommato ancora abbastanza semplice e prevedibile, ricco di punti di riferimento ed in cui le “botte di adrenalina” erano ancora considerate quello che in realtà sono, e cioè un evento patologico.
Non c’era un tour operator dispotico che scandisse la nostra giornata come un kapò nazista, né qualcuno che ci aspettasse al rientro a casa per metterci sotto esame con la scusa di fare due chiacchiere ed, in ultima analisi, per mettere ossessivamente alla prova il nostro senso di adeguatezza sociale:
“E canoa l’hai fatta? E rafting? E ginnastica aerobica tibetana nella piscina bollente?”.
“Hai fatto bungee jumping dalle Torri Petronas? Ma almeno ti sei buttato da una delle Tre Cime di Lavaredo?”.
“Sei stato a Cuba? Ed è bella Cancún? Ed i lama davvero sputano?” (gli “intervistatori del rientro”, pur se implacabili, sono spesso debolucci in geografia e zoologia applicata).
Secondo, perché guardandoci indietro sapevamo che rispetto alla generazione che ci aveva preceduto poteva andarci solo meglio.
Io credo che la nostra generazione riponesse grandi speranze nel futuro e, pur partendo da una condizione oggettivamente non proprio privilegiata, vi andasse incontro con una serenità che la Storia ha invece rubato ai giovani di oggi.
E se per noi anziani non è facile cambiare il mondo in cui loro si sono trovati a crescere, forse nel tentativo di rendergli meno pesante il pensare al domani dovremmo cercare di trasmettergli coi nostri ricordi un po’ della serenità e della voglia di fare che avevamo noi allora.
Ai tempi del colera.
Eppure se ripenso ai quei giorni, provo una struggente nostalgia e ricordo distintamente quanto mi sentissi felice.
Quello stile di vita, quindi, non era è fallimentare, né vessatorio come potrebbe sembrare.
Perché? Ci ho molto pensato, da quando l’ultimo diario di Federica Pudva mi ha ispirato a scrivere questo.
Credo fossimo felici per due motivi fondamentali.
Primo, perché avevamo l’inebriante sensazione di non essere obbligati a far niente. Né sentivamo di dover dimostrare alcunché a chicchessia. Vivevamo anzi in un mondo tutto sommato ancora abbastanza semplice e prevedibile, ricco di punti di riferimento ed in cui le “botte di adrenalina” erano ancora considerate quello che in realtà sono, e cioè un evento patologico.
Non c’era un tour operator dispotico che scandisse la nostra giornata come un kapò nazista, né qualcuno che ci aspettasse al rientro a casa per metterci sotto esame con la scusa di fare due chiacchiere ed, in ultima analisi, per mettere ossessivamente alla prova il nostro senso di adeguatezza sociale:
“E canoa l’hai fatta? E rafting? E ginnastica aerobica tibetana nella piscina bollente?”.
“Hai fatto bungee jumping dalle Torri Petronas? Ma almeno ti sei buttato da una delle Tre Cime di Lavaredo?”.
“Sei stato a Cuba? Ed è bella Cancún? Ed i lama davvero sputano?” (gli “intervistatori del rientro”, pur se implacabili, sono spesso debolucci in geografia e zoologia applicata).
Secondo, perché guardandoci indietro sapevamo che rispetto alla generazione che ci aveva preceduto poteva andarci solo meglio.
Io credo che la nostra generazione riponesse grandi speranze nel futuro e, pur partendo da una condizione oggettivamente non proprio privilegiata, vi andasse incontro con una serenità che la Storia ha invece rubato ai giovani di oggi.
E se per noi anziani non è facile cambiare il mondo in cui loro si sono trovati a crescere, forse nel tentativo di rendergli meno pesante il pensare al domani dovremmo cercare di trasmettergli coi nostri ricordi un po’ della serenità e della voglia di fare che avevamo noi allora.
Ai tempi del colera.

:-)
Quando ero bambino io, invece, la crema protettiva esisteva eccome... e quando andavo in vacanza con i nonni venivo completamente ricoperto da questo grasso strato bianco, che unito a sabbia e sole mi trasformava in una specie di cotoletta impanata :-)
Effettivamente c'è un gran bisogno di «semplicità» nella vita di tutti i giorni. Se non altro la cronica mancanza di liquidità (crisi?) ci sta facendo riscoprire il piacere delle cose belle nelle cose piccole... Come a dire, non tutti i mali vengono per nuocere.
Resta il fatto che molti "lussi" (come la vancanza di un mese) sono destinati a diventare un ricordo lontano. A volte penso che la generazione dei miei nonni sia da considerare eroica già solo per il fatto di aver reso la vita più facile ad almeno due generazioni seguenti... Difficilmente, credo, si potrà dire altrettanto di quella attuale. Ma qui il discorso si fa lungo ;-)
...
Approfitto della risposta a te per sottolineare come io condivida spesso qui su People questi ricordi non certo per una semplic ed acritica nostalgia del passato.
Il tempo, la Storia, il progresso sociale e tecnologico non possono (e non devono) essere fermati.
Ciò che si viveva egli anni '70 o '50 o nel secolo scorso poteva essere vissuto solo allora.
Quel che mi sembra più utile invece, è mostrare ai più giovani questi album di ricordi, perchè possano comprendere che una cosa è l progresso, un'altra il furore pantoclastico per tutto ciò che non sia modernissimo.
Ci sono tante cose degli anni passati che meritano di essere salvate e riproposte, tanto più oggi, in un momento in cui i sociologi di tutto il mondo concordano nell'ascrivere anche ad una profonda crisi di valori le dinamiche sociali non propio esaltanti che ci troviamo a vivere.
Ovviamente il Camillino, l'ombrellone portato a spalla e le vacanze-fiume non sono valori sociali in sè.
Quel che è prezioso, invece, è la conoscenza ed il rispetto delle proprie radici.
mi ricordo mio padre, che ...
A parte l'episodio,che mi andava di raccontare... pur essendo io un "ciofane" 44enne, non posso che concordare appieno con il quadretto che hai dipinto, aggiungendo tuttavia uno scorcio a me particolarmente caro.
Mi spiego: io sono uno di quelli che è cresciuto senza andare in villeggiatura, abitando a Castellammare fino all'età di 22 anni. I mesi di vacanza li ho trascorsi essenzialmente bighellonando con gli amici in spiaggia, a 300 mt da casa mia, giocando e divertendomi, almeno fino a 13 anni, dopodiché con il liceo e l'università è un po' cambiata l'antifona. Tuttavia il ricordo delle vacanze resta in me comunque come un qualcosa che ti lasciava libero da impegni, con la mente sgombra e senza programmi particolari.
Oggi, a 44 anni, con 2 figli e una moglie, pur non amando le vacanze organizzate (in questo momento sono nei pressi di Ugento (LE) e scrivo dal mio portatile, bloccato nella masseria che abbiamo affittato col mal di schiena,mentre il resto della famiglia è in giro per Otranto), mi sembra che in realtà esse siano ancora più faticose di quelle che tu descrivi.
E' che oggi, volente o no, sei pieno di stimoli, e a nulla vale il fatto che ti organizzi le vacanze invece di farti sottomettere dal primo tour operator di passaggio. C'è sempre qualcosa da fare, qualcosa da vedere, qualche posto dove andare a mangiare.
Una volta andavi in villeggiatura, albergo o casa in affitto che fosse, ti svegliavi alle 8, facevi colazione, attraversavi la strada ed eri in spiaggia.Tutto questo per 15,20 o 30 giorni di fila, fino a diventare nero come il carbone il giorno del rientro.
Oggi no.
Arrivi e inizi: domani cosa facciamo? Mercato del pesce a Gallipoli alle 7, dopo tutti in macchina, si guida per un 'ora, si va a Punta Prosciutto, ci si inzacchera ben bene, poi si torna, un'altra ora di macchina, si cena alle 9, alle 9 e mezza tuo figlio piccolo si addormenta con la faccia nel piatto. E fuori la prima giornata. Domani? Ma domani andiamo al lido Marinelli, alle 11:00! Tutto il giorno! Protesto: ma ci sono 42 gradi! Come fai a stare alle 3 sotto l'ombrellone con 42 gradi! Risposta: ma c'è la crema! Fattore 50! Tu non la metti mai! A parte il fatto che la crema non ti impedisce di sudare cdome un maiale, anzi...ti pare che un napoletano mette la protezione solare? Sta fuori da ogni logica! A me bastano 3 ore per abbronzarmi, mia moglie è ancora bianca dopo 10 giorni. Hai voglia a spiegare che non è colpa della sua pelle e del fatto che è mezzo austriaca, ma esclusivamente della Vichy fattore 50!
Rientro alle 7 di sera! Chi cucina? Ma io naturalmente, se no minestrone e bastoncini Findus.
Domani giro per Lecce, dalle 13 alle 18 e 30, dopo una cena leggera e rientro!
Peggio dei lavori forzati!!!
Quando lavoro riesco a star sveglio la sera fino a mezzanotte e mezza, in vacanza crollo alle 10 di sera.
Non so tu, ma certe volte in vacanza bramo davvero il dolce far niente, la monotonia di una casa attaccata alla spiaggia con discesa e risalita quando cacchio mi pare. Come quando ero ragazzino...
Ho deciso che l'anno prossimo me ne andrò da solo in Trentino in una spa a fare i bagni di letame...
imparerò qualcosa prima o poi...
ah... il Camillinio...
Noi andavamo giù di Fiordifragola! :-)
imparerò qualcosa prima o poi...
...
Intanto, mi pare che i ritmi del nostro tempo libero siano scanditi secondo schemi progettati a beneficio soprattutto dei giovani e dei giovanissimi.
Gli spot pubblicitari che cominciano a martellarci verso inizio febbraio sono chiaramente diretti ad un'utenza caciarona e perennemente a caccia di novità, visto che propongono mari esclusivamente esotici, serate esclusivamente mondane e in generale scenari popolati di gente giovanissima, magrissima e bellissima.
Chiunque capirebbe che sono scenari non proprio naturali e studiati in modo da lasciare all'utente vacanziere sempre e comunque la sensazione di non aver fatto e di non essersi divertito abbastanza.
Per di più le strategie pubblicitare del settore sottolineano senza mezzi termini il concetto che il ritorno alla vita di tutti i giorni ha valenza depressiva. Come a dire che la vita produttiva di un gruppo sociale debba inendersi esclusivamente come l'intervallo tra due periodi di vacanza.
Temo che questo possa innescare una profonda sensazione di inadeguatezza in chi - pur ritenendo, a ragione, di avere lo stesso diritto degli altri di divertirsi - non ha capacità di guadagno adatta a gaantire solvibilità per divertimenti continui ed adalto costo.
Sembra un'inezia, ma è la base di una profonda e conica insoddisfazione, tanto più oggi, quando lavoro e soldini scarseggiano.
Secondo e spinosissimo punto, cui hai fugaceente accennato, è la conflittualità tra il bisogno biologico dell nostra specie di mangiare almeno tre volte al giorno (gli altri primati per la verità mangiano per moltissime ore al giorno) e la generale indisponibilità dell'homo sapiens sapiens post-moderno (o detto "homo" e non "mulier", bada bene) a stare tra i fornelli.
Ne deriva un generale viraggio della nostra alimentazione verso i bastoncini di pesce, le cotolette ripiene ed i famigerati quattro salti.
Dico subito che io la soluzione non ce l'ho, nè mi sogno neanche lontanamente di sostenere la liceità, in pieno terzo millennio, dei cosiddetti "lavori donneschi" e del mestiere di casalinga volontaria.
Mi limito a far presente che qualcuno (lui o lei che sia) deve pur preparare il cibo, ogni giorno e tre volte al giorno (a meno che la preparazione del pasto di mezzogiono non sia delegata alle mense scolastiche ed aziendali). E possibilmente proponendo cibi sani, poco calorici, e cucinati secondo la tradizione mediterranea.
Non lo dico io, lo dice il nostro metabolismo :-)
Jeb, non è un ...
Mi è poi venuto in mente il discorso del cibo perchè giorni fa siamo andati, (dopo una giornata di mare) a S.Maria di Leuca (un "giretto",sorrido a questa definizione non mia, a 30 km circa da qui) sperando di cenare in un qualche locale decoroso e alla fine ci siamo dovuti arrangiare con un kebab sul lungomare, sudati e immersi letteralmente in un carnaio...
Lo so, sono vecchio e penso da vecchio, scusate, ma per me questa non è vacanza, è una tortura!!! Non per niente dopo 10 giorni mi è venuto il mal di schiena... Somatizzo??
imparerò qualcosa prima o poi...
...
Per quel che riguarda le vacanze-tortura, dopo una crociera di otto giorni nel Mediterraneo ho un'idea precisa di quel che intendi.
E soprattutto ho un'idea precisa di perché la brochure pubblicitaria dicesse "Questa per voi sarà una crociera INDIMENTICABILE".
Tanto è vero che, temendo di poter dimenticare QUELLA crociera, ho giurato di non farne mai più un'altra.
a me piaceva
Le curve di una chitarra sono come quelle di una donna... o viceversa ???!!! O_o
:-))))
ehehheheheh
Le curve di una chitarra sono come quelle di una donna... o viceversa ???!!! O_o
Gran bel racconto jeb. Mi ...
;-)
Si, al nord c'era già ...
Chiamato il fiume azzurro per la pulizia delle acque (probabilmente nel 1800) od il mare dei poveri.
Ed allora via in bici per le discese che attraversavano la campagna e poi il bosco!
Ricordo anche un prato pieno di camomilla.
Il profumo lo sentivi almeno 200 metri prima!
Al ritorno, ovviamente non trovavamo la strada così simpatica! :-)
C'era davvero un sacco di gente ai tempi.
Mettevamo l'immancabile anguria nel fiume, ovviamente dopo aver costruito coi sassi una specie di barriera affinché la corrente non potesse portarla via, e poi si giocava, si chiacchierava, si pescava, si faceva il bagno.
Adesso ci passano sopra le rotte degli aerei che atterrano a Malpensa e non è più balneabile. :-(
;-)
E' vero, le terre del Sud da sempre hanno un ritardo di maturazione sociale di alcuni decenni.
Nella Calabria di quarant'anni fa c'erano solo ragazze del luogo o figlie di persone del luogo emigrate per motivi di lavoro.
Può essere che sotto sotto volessero darla anche loro, ma nessuno gliela chiedeva, ritenendo fosse poco salutare ;-)
PS: Al Sud, in quegli anni, il turismo nordeuropeo si limitava a frequentare la costiera amalfitana, Capri ed Ischia.
L'ho capito intorno ai diciotto anni ed ho provveduto.
Se passa di qui Davide De Rosa immagino possa confermarti la cosa :-)
Quanto mi mancano quei tempi...
Mi manca tantissimo la (relativa) semplicità della vita di allora.
Bastava veramente poco per divertirsi, o ancora più semplicemente, per STARE INSIEME.
.
S
e a qualcosa i nostri ricordi possono servire, è ad instillare nei giovani la curiosità di provare, di tanto in tanto, a riscoprire qualcuno di quegli scenari, valutando se qualcosa meriti di essere recuperata.
Molto bello, divertente e riflessivo. ...
"Sono un’estremista di sinistra, nella vita e nel credo politico. 'Lotta continua' è il mio motto. Mi batto sempre per quel che penso e per la mia arte" Sasha Grey
.
Detto da un giovanissimo, è una bella soddisfazione :-)
Eh...i racconti del bel tempo ...
Però, ragazzi, consentitemi un giro di parole, quanta gnocca tedesca che c'era in Riviera Romagnola !
Ma il problema è: davvero ...
:D
.
Per imbattersi in scenari simili, giù da noi bisognava bazzicare Capri, Ischia e la costiera amalfitana e sorrentina.
Il colera a Napoli me ...
Si,ricordo che le scuole erano chiuse e anche io(avevo 9 anni) ne approfittai per allungare il periodo di vacanza anche se in loco.
Il camillino!Mamma mia.Se ricordo bene era con il biscotto?
E che vuoi fare diventiamo vecchi.Un'altra epoca proprio.......
:-)
Per motivi misteriosi, la presenza del biscotto lo faceva considerare meno gelato e più merenda.
Il cono era peccaminoso, il Camillino virtuoso :-)
Eh eh eh e si ...
al'epoca c'era l'austerity! Una domenica ...
Si MR_PONE era pieno di tedesche anche nell'alto adriatico.
:-)
In realtà erano ancora in vita moltissimi di quelli che avevano vissuto la guerra. Ed al confronto l'austerity doveva sembrar loro una passeggiata.
Ne ho un ricordo tutto militare.....
FBASS
.
Sai che lo Spolettificio è oggi ridotto ad area di demolizione di automezzi militari?
Uno vero scempio per la "Real Polveriera", dopo 350 anni di attività.
BELLISSIMO DIARIO Jeb ;))))))))))) ...
Recentemente ho letto un libro, invece, dove sono descritte le conseguenze della peste.
Beh puoi crederci o meno ma ... mi è venuto da piangere ;((
Eppure ... la Vita continua SEMPRE ;)))
SaluTOneS
SaluTON OF TONEs
http://kataese.wix.com/antonellocatanese
:-)
Certo che la vita continua. Ci mancherebbe.
Ma le radici non andrebbero perse.
mi ricordo tutto anche se ...
il colera, le vaccinazioni e anche il camillino col biscotto
certo che le cose sono cambiate
in peggio (siamo invecchiati noi che ricordiamo)
http://superloco-gypsyjazz.jimdo.com/
:-)
Come credo disse una volta Stefano, siamo solo diversamente giovani.
si generale.... hai ragione ...
http://superloco-gypsyjazz.jimdo.com/
Io sono piu giovane , ...
"Non suono per piacere, suono per godere!"
:-)
Ho dimenticato la fontanella, che si profilava nel percorso verso il mare come un'oasi.
Ed hai ancora ragione quando dici che, anche se già durante gli anni '90 le modificazioni sociali avevano subito una brusca accelerata, il vero rivolgimento epocale si colloca intorno all'inizio del millennio.
Tu sei coetaneo della mia figlia maggiore. Ebbene lei ha, rispetto al fratello diciannovenne, ricordi e riferimenti molto diversi.
Che ricordi
In questo momento sto mangiando un gelato chiuso in due biscotti......( simil Camillino, forse fatto in Cina )
.
Questa storia del bagno nei canali l'ho sentita da mia madre, che pur essendo calabrese di nascita, è vissuta dai primi mesi di vita fino all'età adulta in Emilia, e che racconta che da bambina andava "alla chiusa" a fare il bagno, ovviamente in mutande.
Che storie.
Sono più giovane di voi...
.
In quanto alla gabbia di matti, oggi tutti tendiamo a prenderci un po' troppo sul serio ed anche l'andata in spiaggia diventa un po' sfilata ed un po' lavoro. Il tutto con la frenesia furibonda di far di più e meglio degli altri.
La prova costume, le vacanze mordi e fuggi, le spiagge a diecimila chilometri da casa, le attività sportive estreme fatte per lo sfizio di sfidare il destino.
Mah ...
Un racconto autobiografico veramente suggestivo. ...
Vabbe' sono più giovane ma certi usi e persino oggetti di quel periodo li ha ereditati anche la mia generazione e di altri ne ho solo un ricordo.
Un film che a me piace molto sull'estate è Mille bolle blu di Leone Pompucci.
Ciaooo!
:-)
Rileggendo i commenti fatti fin qui, appare abbastanza chiaro che chi ha più di 20-25 anni condivide la maggior parte di questi ricordi.
Ne deriva che l'Armageddon risale a non più di 10-15 anni fa :-)))
behhhhhhh almeno gli ultimi quattro ...
A parte gli scherzi ...... gran bel diario Jeb; l'ho letto stamane e non ho risposto perchè andavo di fretta ma mi ha tenuto compagnia per tutta la mia giornata lavorativa o meglio i ricordi delle mie vacanze da bambino mi hanno tenuto compagnia sull'onda del tuo diario!
Ci sarebbero tantissimi ricordi da sviscerare ma quello più simpatico è che si partiva sempre con tre auto ....una 128, una 500 (quelle vere) e una simca .... in 13 persone ..... potresti dire embè ci entravate tranquillamente ma se pensi ai portabagagli delle auto su citate ............. in macchina era una bolgia ....ah ah ah hai presente Totò e Peppino quando partono per Milano in Totò Peppino e la Malafemmina????????
Eravamo peggio .... e niente camillino ......
Grazie del bel diario
Un abbraccio collè
Love is not Music,
Music is the best.
:-)))
Eh eh eh ... nelle 500 andavamo anche in cinque. Oggi andrebbero bene a stento come scialuppe di salvataggio per i SUV.
Nei miei primissimi anni di vita, papà aveva una 500. Ricordo che per andare da Napoli a Nicotera (rigorosamente per la SS 18 delle Calabrie) impiegavamo due giorni.
Era un viaggio epico, da cui si usciva ammantati da un alone di eroismo.
Abbraccio ricambiato.
Orca miseria... ricordo tutto, dal ...
Come sono arrivato fin qui?
Grazie per lo splendido flashback.
-Oliver-
www.f24rocksolid.it
:-)
Ci siamo distratti un attimo, forse presi dalla storia del Millennium Bug, e ci siamo ritrovati da quest'altra parte.
:)
== eat well... laugh often... live long ==
:-)
Il piacere è tutto mio :-)
Ricordo un commento secco davanti ...
E non era per georazzismo: il mio maestro di vita, autore della frase riportata, girava con un buco nel polmone rimediato in Grecia o Albania, non ricordo.
...
Ma tu hai mai scritto ...
Dimmi di sì... Ci farei una figuraccia storica (perché non li ho mai letti), ma aspetterei con ansia le 8 di domani mattina per correre in libreria a comprarli...
Diario INCREDIBILE.
When you come to a fork in the road, take it.
:-)
Mi dispiace deluderti, però. Niente romanzi, solo altre cosette :-)
Voglio tutte le cosette! Tu ...
(E con questo fine della sviolinata, che non so suonare!)
When you come to a fork in the road, take it.
:-)
Crisi di eritema pudicum :-)
Ahahah! Fantastico!!! ...
When you come to a fork in the road, take it.
..."...torni a bordo .....zzzo". ...
C'è da dirlo ?
How can a poor man stand such times and live
.
"cosa che oggi appare troppo statica..."
Anche questa è una considerazione di cui tener conto, e che sottolinea come ogni modello comportamentale abbia una sua precisa collocazione storica.
E' possibile che un ragazzo di oggi considererebbe da suicidio le nostre giornate, e noi, d'altra parte, considereremmo forse troppo concitate le sue :-)))
Mannàggia a te Genera', mi ...
...
Sono contento di averti riportato a quella estate ...
PS: Ma in bici scendevi per i Ponti Rossi? E poi come risalivi ? Immagino per Santa Teresa, o ci sarebbe voluto Coppi per fare i tornanti ... ;-)
scendevo e risalivo per Santa ...
:-)
Immagino che al Tondo ingurgitavi un paio di litri d'acqua ;-)
Tassativamente! Ed Ancora, fermata alle ...
...
:-) ...
bello....
per la cronaca io mi sono ingolfato di E113, E117 e similari prima che li eliminassero, a forza di Dalek e altre amenità eldoradesche...
Fa quel che puoi, con ciò che hai, dove sei.
(F.D.Roosevelt)
.
Questa me la segno, perchè è di una saggezza infinita.
Qui su People ci sono tanti amici e tante persone di grande sensibilità che chiacchierano degli argomenti più disparati.
A me non pesa fare la parte della suocera, o del vecchio nonno o, peggio, del reazionario conservatore, soprattutto perchè sono convinto che dovremmo finalmente trovare la forza di fare con sessanta milioni di bocche una gigantesca pernacchia a chi vorrebbe toglierci le nostre radici culturali e ridurci a semplici utenti di format sociali scopiazzati all'estero.
Noi siamo nipotini di Dante e di Leonardo da Vinci, non di Rosemarie Althea e di Bill Gates.
A distanza di quasi 70 anni dalla caduta del fascismo, difendere con forza le proprie radici culturali è invece spesso ancora guardato con sospetto, nel timore di rigurgiti nazionalisti e reazionari.
E questo, insieme ai fenomeni di globalizzazione e di sviluppo multietnico delle società rischia, a mio modesto parere, di renderci cittadini senza passato.
dico solo: figata ...
1 per come è scritto
2 per la reale testimonianza fornita :)
:-)))
E' il commento più telegraficamente lusinghiero che abbia mai ricevuto :-)
Meglio tardi che mai
Visto che è rimasto al top per così tanto tempo ho pensato che forse era il caso di darci un'occhiata.
Favoloso.
Sia per i ricordi (tranne qualche minima variazione avresti potuto raccontare la mia estate di quegli anni perchè, ebbene sì, anch'io sono passato per il periodo del colera, anche se a distanza di sicurezza) per come sono stati raccontati che per le conclusioni.
Grazie di aver aperto porte che avevo chiuse da tempo.
.
Ho scoperto - ma in fondo era prevedibile - che in quegli anni molti di noi Accordiani erano sparsi sulle spiagge di mezza Italia a fare esattamente le stesse cose.
C'era, insomma, uno stile italiano alla vacanza, come penso uno francese, uno anglosassone, e così via.
Mi piacerebbe che quelle porte, una volta riaperte, venissero lasciate sempre un po' accostate, in modo che i nostri ragazzi di tanto in tanto potessero andarci a curiosare :-)
Il colera fortunatamente l'ho scansato, ...
Ricordo la tenda carrello e le tavolate sulla spiaggia, neanche se dovessimo rimanere un mese.
Mica sono cambiati tanto velocemente i tempi!!!
Ora però vado al mare a mezzogiorno, l'ombrellone non lo voglio neanche vedere, mi basta uno yogurt con la frutta (da leccarsi i baffi quello del lido) con la mia bella cremina per non arrostire e tre euro di lettino...se non è vendetta questa! :DDDD
"Il bello della Musica è che quando ti colpisce non provi dolore"
Bob Marley
;-))))
non ti saluto più!!! :DDDD ...
"Il bello della Musica è che quando ti colpisce non provi dolore"
Bob Marley
:-P
Diario da top ten. Nel ...
Nel mio piccolo ho qualche ricordo dei primi anni simili al tuo racconto, con i vari distinguo ovviamente, anche per motivi anagrafici: io andavo coi miei (per correttezza di informazione dovrei dire: "venivo portato") un mese in uno dei lidi ferraresi, lì potevano anche ricongiungersi coi parenti. Ricordo la 131 berlina, azzurro metallizzato... ricordo la spiaggia libera, ora praticamente inesistente da quelle parti, quindi l' "operazione ombrellone", le partite dei grandi a bocce sulla spiaggia, gli aquiloni, i negozi di alimentari col cartello "BROT", ecc.
Io mi accanivo un po' coi granchi, ma dicevo che era legittima difesa...
Che tempi!
:-)
"You really don't need so many notes, maybe just two will do..."
:-)
Micidiali, i granchi. Quelli più grossi riuscivano anche a farti seriamente male.
Da giovanottino cominciai ad apprezzare anche i ricci, mangiati crudi col limone o con gli spaghetti. Immersioni epiche, da pescatore di perle, per mettere insieme i venti-trenta esemplari necessari per una spaghettata.
Se andiamo avanti di questo passo, non la finiamo più .... :-)
Sembro io!
Avevo la tua stessa età e trascorrevo anche io le vacanze (negli identici modi che descrivi) in Calabria, dai nonni. Anche per me il colera ha significato un ulteriore mese di vacanza ed una vaccinazione.
Ho pure corso qualche rischio: pochi giorni prima che si diffondesse la notizia dell'epidemia sono stato malissimo e con gli stessi sintomi che, a posteriori, avrei potuto attribuire al colera. In realtà la colpa era della parmigiana di melanzane, anzi, per meglio dire, della intera teglia che avevo fatto fuori da solo! Avevo uno stomaco forte (a volte la merenda consisteva in una peperonata), ma quella volta avevo esagerato.
Ma per tornare ad argomenti più consoni al sito che ci ospita: che vogliamo dire della musica che ascoltavamo durante quella estate?
Oltre a quanto pubblicato nel '73 (Dark side of the moon, per esempio), grazie a "Per voi giovani" che ascoltavo sulla spiaggia con una gracchiante radiolina AM e a riviste musicali di più o meno complicata reperibilità, scoprivo un mondo musicale per me magico.
Seguivo il rock (o l'underground, come si chiamava all'epoca) già da 2-3 anni, ma nel '73 ho recuperato tutto quanto aveva espresso la California negli anni precedenti: Byrds, Buffalo Springfield, Grateful Dead, Jefferson Airplane, tutte le combinazioni di Crosby Stills Nash & Young (che comunque già seguivo dai tempi di After The Gold Rush e 4 Way Street), e scoprivo gli esordienti Jackson Browne e Eagles.
E', tutto sommato, quello che ascolto con piacere ancora oggi, dopo quasi 40 anni...
:-)
Per me, però, quello era soprattutto un periodo Deep Purple. E credo che quell'estate non avessi ancora "The dark side of the moon", che comprai in I liceo (e quindi almeno nell'autunno successivo).
Bellissimo e simpaticissimo acquarello di ...
Guardando i nostri giorni mi vien da dire.. Eravamo felici e non sapevamo di esserlo..
;-)
Carpe that fucking diem..
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Molto bello ... e vero ... :-)
anch'io c'ero!!!......(purtroppo)
Vagamente mi ricordo qualcosa dell'epidemia di colera...solo che io le vacanze le facevo a casa dei parenti marchigiani e, data la distanza, ci sentivamo abbastanza tranquilli.
Concordo con il fatto che richiamare i "vecchi tempi" non deve essere sempre preso come segno di rincoglionimento senile.... Rendendosi conto di com'era la vita quarant'anni fa ci si rende conto dei cambiamenti che ci sono stati e dove stiamo andando.
Molti progressi veri sono stati fatti (in campo tecnologico, in campo medico) e sotto molti aspetti la vita è migliorata....ma ci sono anche segnali veramente inquietanti.
Io ricordo che, a casa dei parenti (piano terra), la chiave era infilata nella serratura ESTERNA e non nella serratura interna.....D'altronde è una famiglia davvero numerosa e chiunque doveva potere entrare liberamente a qualsiasi ora......serrande, balconi, porte perennemente aperte.... i bambini più arditi e ginnici potevano evitare di entrare dalla porta ed affrontare la scalata del balcone....appena dentro casa si poteva esibire - tronfi d'orgoglio - tutta la propria soddisfazione alla domanda "...e tu da dove arrivi???".......
I miei cugini pescavano i cannolicchi con le mani estraendoli dalla sabbia e, la sera, le cugine, le mamme, le zie, le nonne ci facevano il sugo..... qualche volta - alle 5 di mattina - si andava a pescare con la "tratta" - (era ancora consentito all'epoca) ed erano momenti di grande ilarità e divertimento....e grandi abbuffate di pesce azzurro!!
Poi si tornava nella grande città e si riprendeva la solita vita...con le serrature di casa ben chiuse dall'interno....
Questo piccolo, stupido racconto, per esempio, può farci riflettere su come davvero sia cambiato l'ambiente e su come si stia drammaticamente incidendo sull'eco-sistema...
Quando ho letto il tuo diario mi sono quasi commosso nel vedere la striscia di Jacovitti.....Io adoravo i suoi fumetti (se non ricordo male disegnava anche per il "corriere dei piccoli"). Bellissime, da vedere con attenzione perché ogni millimetro di carta conteneva sorprese (salumi, improbabili abilità come quelle delle le corna del toro nella striscia che hai inserito)....
Infine, come ultima notazione, voglio esprimere una simpatica ed ironica affermazione positiva sulla "mezza età"....l'ho letta da qualche parte su una rivista...
Ci sono aspetti molto positivi nella mezza età...per esempio ci si può finalmente liberare da alcol e droghe....si ottiene lo stesso effetto semplicemente alzandosi in piedi velocemente!!!
Rock 'n' Roll!!
...è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra... (Faber)
Re: anch'io c'ero!!!......(purtroppo)
Non a caso - anche se a volte la tentazione è forte e finisco per cedere - cerco sempre di evitare di presentare il passato semplicemente come il "quando si stava meglio".
E' un dato di fatto, però, che col passare degli anni la vita tende a complicarsi, e nell'ultimo decennio lo ha fatto in maniera esponenziale.
Ne consegue un livello di entropia sociale elevato e spesso poco gestibile, tanto più quando si pensi che i modelli comportamentali cui per secoli si è fatto riferimento non sono più validi.
Jacovitti è stato un'icona dal dopoguerra ai primi anni '70.
Una fumettistica surreale ed ingenua al contempo. Se penso ai manga dei miei figli mi viene l'orticaria ...
Ecco, ci sono ricascato ;-))))
Re: Re: anch'io c'ero!!!......(purtroppo)
Ciò dovrebbe - secondo me - stimolare la riflessione.....sarà la persona che ascolta il racconto che dovrà farsi la propria idea individuando ciò che è milgiorato e ciò che è peggiorato...
...è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra... (Faber)