Sembra come gli si sia rotta una gamba della sedia o abbia cambiato vestito e rotta emozionale, che l’orizzonte gli si sia avvicinato troppo e abbia perso il fascino della distanza o che il suo arcobaleno abbia preso un andamento spezzato, rotto dai gabbiani affamati dei tempi moderni.
Eppure essere cantautore credo sia ancora una voglia, un’inclinazione da far fiorire, da aiutare a crescere, a diffondersi, a prendersi il suo volo. Una voglia che, potendola piantare come un seme di zucchina, personalmente ne pianterei distese enormi ben sapendo che fare questa “attività”, con quel tanto di unicità e originalità che richiede, vuol dire bere lacrime e stelle.
Una sera che discutevo con alcuni componenti di una band giovanissima se valesse di più tentare di produrre pezzi di propria composizione o limitarsi all’esecuzione di cover, l’argomento cantautore sbucava sempre fuori e un po’ tutti erano d’accordo che l’attività cantautorale è una di quelle che si basta, che è meno preda di mode, che è così fortemente libera di prender strade anche “sbagliate”, lontane dalla corrente principale. Nell’intrecciarsi delle opinioni sull’argomento principale cover sì-cover no io amavo alla grande queste deviazioni dal tema perché per me il cantautore è il mattone fondante di gran parte della musica che è girata e che gira intorno. Proprio per questa solida convinzione mi attivavo con tutte le forze per contagiare con questo concetto tutta l’aria intorno la band. Spruzzavo loro addosso virus d’ogni tipo, bemollizzati e non, virus armati di passione stagionata e incrollabile. Loro capivano, o così mi sembrava. Capivano anche che la futura sopravvivenza artistica di chi aveva nello stomaco velleità cantautorali, era legata a un bel salto nel calderone bollente delle cose nuove “da far su”, da far vivere, con originalità e potenza, targate col proprio nome, marchiate a fuoco con le proprie felicità, sofferenze, salti nel vuoto, beatitudini.

Io lo so che la figura del cantautore è vicina a quella di un canta-untore, di uno che sparge se stesso in gesti infetti d’amore e di rabbia. Gesti fatti di parole fin troppo articolate, anche confuse, spesso malate e vaneggianti, che viaggiano sospese cercando un’altra anima dove soffermarsi, magari fermentare, bollire .. e poi continuare l’estenuante viaggio di persona in persona, in cerca di comprensione, sostegno, qualche bacio di contrabbando per quelli mai dati e per quelli mai ricevuti. Quelli della band bevevano birra e sudavano acqua e luppolo, io sudavo la mia vita nel cercare di far capire la bellezza di non essere gli altri, di non essere imitativi, di non sporcarsi le mani in delitti musicali altrui. Non me ne voglia il caro amico e compositore Bigazzi (recentemente più che scomparso apparso in cielo), ma in questo caso quel suo slogan “Gli altri siamo noi” è meglio tenerlo lontano e farlo valere per il pregnante significato di solidarietà e comprensione. Il cantautore deve essere un “Io sono io”. Evitando di essere Dio, certo, ma di gioire nel trasformarsi in un pifferaio magico, un canta-untore, un dispensatore di profumi di vita, uno spruzzatore di miasmi, un sobillatore, un ribaltatore di carte, alla ricerca di tutto quello che non c’è o non si vede. Non vorrei andare oltre in questo entusiasmo. Vorrei spingervi, per quel che posso, a essere i ladri delle vostre ricchezze nascoste, i costruttori di scale di note con gradini da inventare. gli scompigliatori di sintassi ingessate, gli sputafuoco di parole infuocate. In fondo a essere quello che avrei voluto essere per sempre e che solo qualche volta sono stato. Vi aspetto al prossimo appuntamento che credo intitolerò “Perché si scrive una canzone”. Per il come ci incontreremo nuovamente in questa specie di i-pub chiacchierone che sto cercando di metter su.

brain storming
Oggi, in definitiva, siamo invece in un mondo di cantautori, dato che la maggior parte della musica di oggi viene composta dall'esecutore o realizzatore, anche per motivi economici, per l'impossibilita' di produrre in modo redditizio se all'"impresa" partecipano in tanti .. anche i DJ che fanno la techno, fanno tutto loro..
D'altra parte e' da smitizzare anche la figura del cantautore come compositore solitario, nel senso che anche nel caso dei vari "mostri sacri" degli scorsi decenni, anche se era il cantautore quello che ci metteva la faccia e la firma, si trattava quasi sempre del risultato del lavoro di una equipe..
UN PO' DI CONFUSIONE
E in questo divario l'assassinio dei veri compositori e dei veri autori ha contribuito molto. Non sarebbe male ci liberassimo di questo "tempo delle cover".
Si basta?!
Non mi dire che è una licenza poetica.
MI scuso
Grazie di aver corretto ...
Ciao Maurizio, bella riflessione, ...
bella riflessione, come sempre :)
premetto che sono una di quelle persone che proibirebbe per legge le cover band, particolarmente adesso, però devo anche ammettere di non aver mai amato la stagione cantautoristica italiana (probabilmente perché non ho mai amato particolarmente la musica italiana..)
C'è stata molta bella roba senza ombra di dubbio però non trovi che ci sia stata anche un'enormità di uscite che letterariamente potevano essere meritevoli ma dal punto di vista musicale erano eufemisticamente "ordinarie" ?
Per questioni strettamente anagrafiche ho vissuto nella fase di coda la stagione italiana dal '75 in poi e mi ha spesso lasciato con un senso di pochezza musicale, quasi a voler scrivere l'opera letteraria sull'ennesimo giro di Do... ;)
cosa ne pensi?
ciao
Fabio
CONCORDO
Il risultato è che ho fatto in gran parte l'autore con qualche reminescenza e sensibilità da cantautore. Ho ammirato e stra-amato la produzione americana e avessi intravisto la possibilità di vivere facendo in Italia cose alla Tom Waits avrei tentato quella strada bislacca, libera da tutto, "un cassonetto di vita col coperchio alzato". Purtroppo, anche ne avessi avute le qualità, non avrei mai avuto il coraggio perchè sarebbe stato come organizzarsi il suicidio mentre io volevo vivere di musica. Con questa idea per la testa e con la coscienza di quanto mi girava intorno ho dovuto in qualche modo "piegarmi" a fare quello che era possibile, quello che era papabile alla discografia e all'editoria. Una condizione vissuta da molti altri parolai come me.
Sono stato, nella mia semplicità compositiva, molto più libero dal punto di vista musicale, ma anche per chi buttava giù un po' di musica i paletti imposti sono stati molti. In due parole abbiamo vissuto e scontato fino in fondo il fatto che siamo stati e siamo periferia musicale.
A quando la liberazione dallo straripante fenomeno delle cover band. A quando un po' più di noi stessi?
Ciao.
Maurizio
Pezo el tacon che el ...
"Mi scuso per aver procurato irritazione letteraria ma mi sa che sei uno che non si basta proprio"
Il cantautore, come chiunque scriva, non può prescindere da grammatica e sintassi tranne per motivi fortemente evidenti nella sua composizione.
Il cantautore è fondamentalmente un poeta che canta (Greci e Romani cantavano le loro poesie, non è un caso che di tre Muse dedicate alla poesia ben due - Euterpe ed Erato - si accompagnassero con uno strumento). Ci sono i De Andrè, Dalla, De Gregori, Bob Dylan, Dolly Parton, J.Denver, Goldman, Bachelet, ecc., con grandi testi. Questi sono i poeti maggiori, poi quelli minori con testi più poveri. Ci sono quelli musicalmente più completi e quelli che non avendo avuto fortuna e/o costanza di studiare musica per bene, hanno buoni testi ma musicalmente più "primitivi" (giro di Do, di Sol e così via). Il cantautore, da buon poeta, ama portare agli altri (sedurre dal Latino se ducere, portare sè) il suo messaggio e nel modo migliore. Tutto questo per dire che cantautori difficilmente si diventa, bisogna già avere qualcosa dentro sè. Una differenza tra poeta e cantautore (l'ho sperimentata in dieci anni di serate ad hoc) è che spesso il poeta scrive per sè mentre il cantautore vuole condividere. Il poeta scrive e fa leggere (non sempre), il cantautore ha ed utilizza tre mezzi di espressione (testo, musica, voce) oltre alla recitazione (cantata) del suo messaggio. Cerca di portare agli altri l'emozione provata nel momento della creazione della sua opera.
Poi ci sono gli autori, altra cosa. E i cantanti, altra ancora.
Saluti da Lido
SINCERAMENTE
Buona estate!
Dimenticavo, poi ci sono i ...
Ma questo è un altro discorso
Non ho alcuna intenzione di ...
1.- Se hai letto bene (ti prego di leggere bene quello che scrivo) ho scritto "spesso il poeta scrive per sè mentre il cantautore vuole condividere",
2.- "camionate di esempi di cantautori di protesta che se ne sbattono di far poesia" dovresti prima definire cosa sia o non sia poesia. "Blowin' in the wind" (Bob Dylan), di protesta, è poesia, senza andare a vedere De Andrè, Guccini, ecc. La poesia, formalmente, è un componimento non necessariamente breve (es. Divina Commedia), il cui contenuto, è abbinato al suono e al ritmo impresso alle parole e alle frasi; avendo quindi queste tre qualità (contenuto, suono, ritmo) è più immediata e coinvolgente della prosa. Questa definizione si attaglia di meno alla poesia moderna che ha cercato altre "qualità" nel modo di scrivere (interpunzioni, versi non ritmici ma basati sull'emozione). Normalmente, salvo esperimenti letterari, sappiamo ben distinguere un testo potico dalla prosa. Se il protestare viene dall'emozione provocata da un fatto che ha colpito l'immaginazione di un cantautore perchè non dovrebbe essere poesia, bella o brutta che sia?
3.- La prima stesura del tuo intervento (che ho copiato come tutto questo brain storming) diceva
"MI scuso
di Maurizio Piccoli - accordiano DOC #26523 | 16 agosto 2012 @ 08:07
Mi scuso che ho procurato irritazione letteraria ma mii sa che sei uno che non ti basti proprio ..."
Per fortuna poi hai corretto. Mi riferivo a questo quando ho detto che nella fretta ti era scappato. Anch'io ho corretto buso con sbrego(versione esatta del detto veneziano).
4.- Molto d'accordo con il tuo "CONCORDO", anche se, malgrado le mie preferenze per il mondo anglosassone, i nostri cantautori (ne ho già citati alcuni) non scrivono male. Ci sono canzoni considerate di De Andrè che in realtà sono di Bubola. Il primo Ligabue era nettamente migliore dell'attuale rock star. Tutti due obbligati ad appoggiarsi ad altro per sopavvivere. Il problema è nei produttori che, per far soldi, hanno penalizzato la cosiddetta canzone d'autore e quindi i cantautori. Da Amici di Maria non uscirà mai un Dalla perlomeno a breve termine, escono scimmiette addestrate da un sistema economico che monopolizza San Remo et consimilia.
Grazie per aver aperto una discussione che trovo molto interessanta e disgraziatamente unica.
Buona estate anche a te