Ciao ragazzi,
grazie ai vostri commenti, come sempre, l'argomento proposto con l'articolo "Perché non possiamo non dirci vintage" è stato approfondito in alcune direzioni. Tra le altre ce n'è una che vorrei non andasse persa nell'ormai lungo fiume di commenti (ieri ho fatto un rapido calcolo e abbiamo già scritto assieme circa 80.000 caratteri spazi non compresi)
Il link originale è questo (da cui si è dipanata la sotto-discussione)
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"quanti qui' si esprimono sul vintage hanno veramente provato chitarre di quell'epoca?"
In effetti...io dico che arrivamo al massimo a tre/quattro, leggendo da fuori "super partes" ciò che salta all'occhio è l'accusa di "non obiettività" da chi è evidente non abbia neanche mai tenuto un pezzo di legno in oggetto in mano, mi sembra un pò un ossimoro. :-)
Ciò è indipentente dalla condivisilità o meno della tesi, ma la cosa in sè è abbastanza evidente :-).. resto perplesso quanto te!
Però non capisco come si leghi questa tua affermazione (e di Yaso) a quanto contenuto nell'articolo.
Se tu ritieni che rispetto al suono di queste chitarre ci sia qualcosa di chiaramente e univocamente dimostrabile, documentabile, rispetto all'unicità del suono, allora io sono in prima fila ad ascoltare! Ma ti invito a leggere le parole autorevoli di Luca Villani, vedi il suo commento poco sopra.
lorenzo non funziona in questo modo...
se io dico che qualcosa che tu (ipoteticamente) non hai mai provato mi risulta valido, il mio parere vale piu' del tuo anche se non ho elementi per dimostrare tale validita'..
[...]
se invece provi.. magari non sei in grado di dire il perche' nemmeno tu, ma magari ci troviamo nel comune apprezzamento di qualcosa e le nostre conoscenze, in questo modo, sono comunque cresciute..
quindi se e' vero che solo un'infima percentuale di coloro che qui' scrivono estesamente su quanto il vintage non sia niente di che, lo ha provato.. siamo al paradosso e stiamo parlando del niente..
[nota mia: qui non stiamo parlando di cosa sia valido o meno, ma di confronti tra sfumature nell'esperienza estetica]
Esattamente di cosa stiamo parlando?
Tu prima sembri voler separare il suono dal valore storico-culturale di questi cimeli (operazione del tutto inutile, a cosa ci serve?),
eppure quando poi (a Tom) propongo comparazioni basandoci su differenze di suono rilevabili oggettivamente tramite strumentazioni tecnologiche, mi dici che "non tutto si può misurare", e che quando tu suoni una di quelle senti qualcosa che va fuori della "misurabilità" scientifica.
Allora devi decidere di cosa stiamo parlando.
Non possiamo parlare di suono preso separatamente perché qualcosa, con queste chitarre fuori del comune, resta fuori (lo credo bene!), ma d'altra parte (mi pare di capire) ti sembra che le interpretazioni psicologiche, fisiologiche (vedi anche Jebstuart) e sociocolturali lascino fuori qualcosa.
DI COSA SI TRATTA? Provo a dirtelo io:
nelle esperienze estetiche integrali partecipiamo "con tutti noi stessi", mentre in quelle linguistiche-razionali è coinvolta solo una parte del cervello. Le prime non possiamo misurarle, perchè x es: tutto quanto sta dietro a un giudizio come "questa chitarra mi piace" non è misurabile. Sono coinvolte sfere (x es quella affettivo motivazionale) che non sono riducibili in dati, perché interagiscono con la memoria e altre sfere.
Quindi
quanto proviamo (sperimentiamo) nell'esperienza estetica integrale NON è oggettivabile. Di conseguenza non puoi presumere che quello che tu PROVI debba valere per tutti, e non puoi dire in una discussione pubblica che "c'è qualcosa (ma cosa?) che se tutti sperimentassero ti darebbero ragione, perché non è dimostrabile che gli altri reagirebbero allo stesso modo.
SE quello che NOI abbiamo provato suonando quello X strumento fosse un'esperienza interamente misurabile e documentabile, allora ci potrebbe essere qualcosa di oggettivabile, un dato di conoscenza descrivibile, isolabile.
Ma se quello a cui ti riferisci (ma che non hai potuto definire precisamente) NON è oggettivo, allora per quale motivo dovrebbe valere per noi tutti?
Per evitare simili paradossi io ti invito a riconsiderare quale sia il vero nostro retroterra comune, cioè la nostra cultura, che è un continuum con la nostra mente e il nostro corpo, non separata.
Altri commenti secondo me significativi
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
ciao Lor, del tuo a
pace e bellezza
http://www.myspace.com/cybillshep
Re: ciao Lor, del tuo a
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Buona sintesi
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E' questo?
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Bravo
jeb
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